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Le articolazioni

Nelle articolazioni convergono due capi ossei contrapposti, rivestiti di cartilagine e contenuti dalla capsula articolare, lubrificati dal liquido sinoviale e congiunti dai legamenti muscolari. Si tratta di zone fortemente vascolarizzate e ricche di terminazioni nervose.

Che cos'è l'artrosi?

Focus artrosi: gomito, spalla, polso, ginocchio

L'artrosi o osteoartrosi è una malattia articolare cronica e degenerativa caratterizzata da lesione e perdita graduale della cartilagine articolare. Può colpire qualsiasi articolazione, ma interessa prevalentemente le mani, le ginocchia, le anche e la colonna vertebrale e tende gradualmente a peggiorare con il tempo. Trae origine da un difetto nel fisiologico equilibrio che alterna processi degradativi a processi rigenerativi della cartilagine articolare. La sintomatologia è caratterizzata da dolore, rigidità, perdita della normale mobilità articolare e deformazione articolare causata da formazione di nuovo tessuto connettivo e osteofiti sulle zone marginali interessate. Anche la membrana sinoviale subisce gravi modificazioni presentandosi iperemica (forte afflusso di sangue) e ipertrofica (aumentata di volume), mentre la capsula risulta edematosa (ritenzione di liquidi) e fibrosclerotica. Nell'artrosi l'acido ialuronico presente nelle articolazioni subisce una perdita di peso molecolare, di concentrazione e se ne riduce anche la produzione. Fattori di rischio per l'osteoartrosi sono la familiarità, l'età, il genere femminile, l’obesità, l’attività lavorativa usurante e lo sport che sottopone l'atleta ad allenamenti estremamente intensi.

Osteoartrosi idiopatica e osteoartrosi secondaria

Focus artrosi: cause

Si distinguono due tipi di osteoartrosi: una “idiopatica” o “primitiva”, in cui non sono identificabili cause di malattia, che può essere localizzata, cioè limitata a una o due articolazioni oppure generalizzata, e interessare tre o più articolazioni; e una “secondaria”, dovuta a traumi e ad alterazioni articolari presenti alla nascita o che si manifestano durante la crescita o a malattie ossee o articolari, come ad esempio l’artrite reumatoide o altre.

I principali fattori di rischio

I principali fattori di rischio predisponenti sono:
  • L'età: la malattia è rara prima dei 40 anni, mentre circa l’80% delle persone sopra i 55 anni mostra segni radiologici di osteoartrosi, pur non lamentando sintomi o limitazione articolare;
  • Il sesso femminile: le donne sviluppano la malattia 2-3 volte più degli uomini;
  • L’obesità: l'unico fattore di rischio modificabile. La perdita di peso influenza molto positivamente il rischio di osteoartrosi
    Le donne obese sono maggiormente predisposte a sviluppare osteoartrosi del ginocchio e dell’anca e presentano un rischio di sviluppare l'artrosi delle mani 2-3 volte maggiore delle donne normopeso. Ad ogni modo l’obesità ha un ruolo fondamentale nel peggiorare il dolore e la disabilitànei nei pazienti con osteoartrosi, che al contrario beneficiano molto dalla perdita di peso.

Altri fattori di rischio

Attività fisica o lavorativa usurante

Determinate attività fisiche o lavorative possono costituire fattori di rischio, dal momento che sollecitano alcune articolazioni in particolare. Il rischio di osteoartrosi aumenta per esempio in chi pratica il wrestling, la boxe, il ciclismo, il football, la danza. In ogni caso dipende dallo stato iniziale delle articolazioni e dal tipo di esercizio fisico, come un allenamento intenso e a carico solo di un’articolazione, un esercizio violento o improvviso. Anche i traumi, l’instabilitàarticolare e gli interventi chirurgici possono aumentare il rischio di osteoartrosi.
L’esercizio moderato e regolare in persone con articolazioni normali sembra invece proteggere dall’osteoartrosi.

Ereditarietà e fattori genetici

Studi su gemelli o su familiari di pazienti con osteoartrosi suggeriscono che i fattori genetici sono un fondamentale fattore di rischio per questa malattia degenerativa e si stima che rappresentino il 40-65% del rischio di artrosi della mano e del ginocchio, il 50% del rischio di coxartrosi (artrosi dell’anca) e il 70% del rischio di spondiloartrosi (artrosi a livello vertebrale). Differenze si riscontrano anche in funzione della razza.

Fattori ormonali

Pare abbastanza assodato che il climaterio (menopausa) possa accompagnare l'insorgenza dell'osteoartrosi nelle donne, anche se non è ancora del tutto dimostrato, sul piano scientifico, quanto gli estrogeni proteggano la cartilagine.

Sistema circolatorio

Alcune malattie dell'apparato circolatorio venoso sembrano influenzare la gonartrosi (l'artrosi delle ginocchia) e delle estremità inferiori.

Fattori metabolici

Alcune malattie endocrine come l'acromegalia o l'ipotiroidismo possono determinare una degenerazione della matrice cartilaginea favorendo l'insorgenza di osteoartrosi.

Clima

Il clima non rappresenta un fattore di rischio, tuttavia freddo e umidità possono esercitare un ruolo negativo sulla sintomatologia dell'artrosi, mentre, al contrario, il caldo e il secco aiutano.

I sintomi

Focus artrosi: sintomi

I sintomi e i segni clinici che si presentano sono tutti localizzati nell’articolazione interessata e sono dolore, limitazione del movimento, rigidità, deformità articolare.

Il dolore e la rigidità articolare dopo immobilizzazione (il sonno notturno, ad esempio) sono i sintomi prevalenti dell'osteoartrosi, correlati alla fase infiammatoria che caratterizza la patologia.
A un esame obiettivo, la malattia presenta limitazione dei movimenti articolari, deformazione articolare, oltre, eventualmente, ad altri segni come scrosci e crepiti secondari alla mobilizzazione degli arti.
Nelle articolazioni convergono due capi ossei contrapposti, rivestiti di cartilagine e contenuti dalla capsula articolare, lubrificati dal liquido sinoviale e congiunti dai legamenti muscolari. Si tratta di zone fortemente vascolarizzate e ricche di terminazioni nervose e questo non fa che amplificare il sintomo principale, cioè il dolore. L’intensità di tale sintomo muta, inoltre, in base allo stadio cui è arrivata la malattia.
In ultima analisi, la soglia di sopportazione del dolore è estremamente variabile nei diversi soggetti ma facilmente verificabile dall'operatore medico.

Terapia

L’osteoartrosi si cura con diversi trattamenti in base alle necessità terapeutiche: assunzione di farmaci, cure fisico-riabilitative e interventi chirurgici, cui va aggiunto il riposo, che tuttavia non deve essere protratto a lungo perché può risultare controproducente, specie negli anziani.

I farmaci possono essere distinti in farmaci sintomatici e in farmaci “di fondo”.

I sintomatici sono gli analgesici e gli antinfiammatori non steroidei, rapidi sul dolore ed efficaci sulla flogosi, ma a rischio di effetti collaterali, e i corticosteroidi, più conosciuti come cortisonici, che possono essere indicati per via generale a basso dosaggio, solo se vi è un’intensa reazione infiammatoria e edematosa, e per via intrarticolare, se vi è versamento intrarticolare (ma ciò comporta un alto rischio di effetti collaterali).

I farmaci “di fondo”, detti sysadoa (sy mptomatic slow acting drugs for osteoarthitis), sono farmaci naturali ad azione lenta e quasi del tutto privi di effetti collaterali. Fra questi si annovera anche l’acido ialuronico che, iniettato per via intrarticolare, ha una buona efficacia sui sintomi, con effetti che possono durare per alcuni mesi. Ciò dipende dal fatto che il liquido sinoviale, nei soggetti in condizioni normali, contiene elevate quantitàdi acido ialuronico e pertanto l’assunzione per via intrarticolare nei pazienti affetti da osteoartrosi restituisce un quadro fisiologico accettabile.

Nei casi con severa componente infiammatoriaè indicata anche l’idrossiclorochina, un farmaco immuno-modulante.

Tra le cure fisiche sono consigliate quelle di tipo antalgico, in particolare le TENS o le cure termali come la fangoterapia.

Fra i trattamenti chirurgici oggi maggiormente impiegati si segnalano la sinoviectomia artroscopica indicata per i soggetti affetti da osteoartrosi infiammatoria che non risponde ad altri trattamenti o l’artroprotesi indicata per i soggetti che lamentano dolore e grave limitazione funzionale non controllati dalla terapia farmacologica e non farmacologica. L’intervento di osteotomia tibiale di riallineamento del ginocchio, che può spostare la pressione sulla cartilagine più sana, può essere raccomandato nei pazienti più giovani e attivi.

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